La Corte costituzionale della Repubblica Ceca ha autorizzato il presidente Petr Pavel a partecipare al vertice NATO di Ankara del prossimo 7 e 8 luglio, imponendo al governo di garantire la sua presenza nella delegazione ufficiale del Paese. La decisione arriva al termine di un conflitto istituzionale tra il capo dello Stato e l’esecutivo guidato da Andrej Babiš, relativo ai poteri di rappresentanza esterna della Repubblica Ceca nei summit dell’Alleanza atlantica.
All’inizio del mese, il governo aveva autorizzato il presidente a partecipare, in rappresentanza della Repubblica Ceca, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite prevista per settembre, rinviando però la decisione riguardante il vertice NATO. Il rapporto tra le due istituzioni si è quindi progressivamente deteriorato, fino ad arrivare a un punto di rottura martedì 23 giugno, quando il governo ha deciso di escludere Pavel dalla delegazione incaricata di rappresentare il Paese ad Ankara.
Il motivo dietro la decisione del governo è verosimilmente la diversità di vedute sulla spesa nella difesa tra Pavel e Babiš. Il primo, fortemente atlantista, sostiene un rafforzamento del ruolo militare della Repubblica Ceca e il rispetto degli impegni assunti con l’Alleanza, il secondo mantiene invece un approccio più prudente ed è contrario all’aumento della spesa militare fino al 2% del PIL, obiettivo richiesto dalla NATO ai propri membri.
Pavel ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte costituzionale poiché, sebbene spetti al governo definire la composizione delle delegazioni che partecipano ai vertici internazionali, la Repubblica Ceca – membro della NATO dal 1999 e dell’Unione europea dal 2004 – ha tradizionalmente riconosciuto al presidente un ruolo rilevante nella rappresentanza internazionale del Paese.
Con un provvedimento cautelare adottato immediatamente mercoledì 24 giugno, il plenum della Corte costituzionale ha stabilito che il governo, il ministro degli Affari esteri e il ministero stesso dovranno notificare alla NATO la presenza del presidente Pavel nella delegazione ufficiale ceca e garantire a lui e al suo seguito il necessario accreditamento. Le autorità governative dovranno inoltre astenersi da qualsiasi comportamento che possa ostacolare o complicare la partecipazione del capo dello Stato al vertice.
La decisione della Corte non rappresenta tuttavia una pronuncia definitiva sul conflitto di competenze aperto tra la presidenza e il governo. I giudici hanno infatti precisato che il procedimento riguardante il ruolo del capo dello Stato nella rappresentanza internazionale della Repubblica Ceca ai vertici NATO proseguirà e che una decisione sul merito potrebbe arrivare soltanto nell’arco di alcuni mesi.
La Corte ha scelto di intervenire in via provvisoria considerati i tempi ristretti che precedono il vertice, sottolineando la necessità di preservare una prassi «stabile e di lunga durata» fino alla decisione definitiva. Secondo i giudici, il provvedimento temporaneo non comprometterebbe in modo sproporzionato il ruolo costituzionale del governo.
Qualora la sentenza definitiva confermasse la posizione del presidente, essa potrebbe creare un importante precedente giurisprudenziale, con la Corte che potrebbe richiedere al Parlamento di legiferare per definire inscalfibile la partecipazione del presidente ai principali summit multilaterali.

